La figura del mobility manager diventa obbligatoria per enti pubblici e imprese

Al fine di favorire il decongestionamento del traffico nelle aree urbane, anche come misura per garantire il distanziamento sociale, il Consiglio dei Ministri ha ampliato il numero degli enti e delle imprese chiamate a redigere il Piano degli spostamenti casa-lavoro. SIMTUR da tempo ha attivato un servizio di mobility management per supportare le organizzazioni nella redazione, ma anche specifici Corsi di formazione.

Con l’emanazione del Decreto Rilancio (datato 13 maggio), enti pubblici e imprese con più di 100 dipendenti ubicate nei capoluoghi di Regione, capoluoghi di Provincia e nelle Città metropolitane, ma anche nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, devono redigere e adottare entro il 31 dicembre di ogni anno un Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL).

Come SIMTUR siamo estremamente soddisfatti – spiega il presidente nazionale Federico Massimo Ceschinperché il decreto conferma che la sostenibilità nel settore della mobilità è un fattore strettamente connesso non soltanto alla riduzione dell’inquinamento ambientale e sonoro con impatto sui cambiamenti climatici, ma anche alla salute e al benessere dei cittadini dopo la dura prova del lockdown da Covid-19, fondamentale per la ripresa di tutte le attività“.

Mobility Manager: chi è e cosa fa

Bici in treno

Il Mobility Manager è il responsabile della mobilità aziendale: una figura introdotta nell’ordinamento con il Decreto Ministeriale 27 marzo 1998, noto come “Decreto Ronchi“, recante norme in materia di “Mobilità sostenibile nelle aree urbane”.
La responsabilità principale e la mansione specifica del Mobility Manager è la redazione del Piano degli Spostamenti Casa Lavoro (PSCL) del personale dipendente, finalizzato alla “riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale e ad una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico”.

La norma prevedeva fossero tenute ad adottare il PSCL – individuando la figura del “responsabile della mobilità” – solo gli Enti pubblici con singole unità locali con più di 300 dipendenti e le imprese con più di 800 addetti ubicate in alcuni Comuni specificamente indicati dalle Regioni come “a rischio di inquinamento atmosferico”.

Va però evidenziato che:

  • con l’introduzione del D.M. 20 dicembre 2000, recante “Incentivazione dei programmi proposti dai mobility manager aziendali”, è stata definita la funzione del Mobility Manager di Area presso i Comuni, quale figura responsabile della struttura di supporto e di coordinamento dei singoli Mobility Manager aziendali;
  • con Legge 28 dicembre 2015 n. 221 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, l’art. 5 riportava “Disposizioni per incentivare la mobilità sostenibile” e al comma 6 si è introdotta la figura del Mobility Manager Scolastico, “scelto su base volontaria”, per tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado.

Naturalmente – in questi vent’anni – ogni altra organizzazione avrebbe potuto dotarsi di un responsabile della mobilità, trattandosi ormai di una figura chiaramente prevista e codificata “ex lege”, ma criteri di ordine organizzativo ed economico hanno rallentato l’adesione volontaria.

Piano degli spostamenti: cos’è

Micromobilità e intermodalità

All’interno dell’ambito “trasporti” si colloca la “mobilità urbana”, e all’interno di quest’ultima si colloca il tema degli spostamenti casa-lavoro, ovvero le modalità, i tempi, i flussi e le traiettorie seguite dai pendolari. Una tipologia di spostamento che possiede una serie di caratteristiche specifiche e di altrettanto peculiari criticità, prima fra tutte quella della contemporaneità: tutti gli addetti (con poche eccezioni) entrano ed escono dal lavoro sostanzialmente negli stessi orari, così come i figli in età scolare, determinando picchi di intensità particolarmente critica durante la giornata. Gestire questi picchi è estremamente importante.

Le linee guida per la redazione, l’implementazione e la valutazione dei Piani degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) sono state redatte dall’ENEA già nel lontano 1999 con l’obiettivo principale di diminuire il più possibile il numero dei dipendenti che utilizzano tutti i giorni il veicolo privato per compiere il tragitto casa-lavoro-casa.
I tre soggetti determinanti del Piano sono il dipendente, l’azienda/ente e la società, ciascuno dei quali deve trarre dei benefici concreti affinché si possa tradurre da una redazione “sterile” ad un documento efficacemente implementato e mantenuto.
Di seguito riportiamo i principali benefici attesi.

  • Benefici per il dipendente: minori costi di trasporto, riduzione dei tempi di spostamento, regolarità nei tempi di trasporto, facilitazioni per l’uso del trasporto pubblico, possibilità di socializzazione, diminuzione del rischio di incidenti, azzeramento del rischio di contravvenzioni, minore stress psicofisico da traffico.
  • Benefici per l’azienda/ente: riduzione dei piazzali di sosta dedicati a parcheggio per i dipendenti, maggior puntualità dei collaboratori, riduzione degli incidenti sul percorso casa-lavoro e conseguente riduzione dei costi sociali ed economici associati, uso più proficuo dei veicoli aziendali (anche con formule di car pooling), promozione di una filosofia aziendale basata sulla cooperazione e maggiore socializzazione tra i dipendenti, miglioramento delle fasce orarie dei dipendenti, adozione di formule di telelavoro (remote working o smart working), migliori rapporti con gli abitanti dell’area circostante l’azienda/ente.
  • Benefici per la società: riduzione del numero di incidenti, riduzione dei tempi di trasporto, riduzione dell’inquinamento atmosferico, riduzione dell’inquinamento acustico, riduzione della congestione stradale, risparmi energetici, migliore qualità ambientale, migliore qualità della vita, migliori stili di cittadinanza (tempo di lavoro/tempo libero/tempo liberato).

Tale approccio si fonda sul noto modello PDCA (PlanDoCheckAct), detto anche “Ciclo di Deming“, formalizzato negli anni Cinquanta in Giappone da W. E. Deming per attuare il miglioramento continuo nelle aziende che adottavano la Qualità Totale nei processi produttivi.

Oggi guardiamo con grande interesse ad altri modelli – prosegue Ceschinperché l’irrazionalità della mobilità urbana motorizzata ci spinge a ricercare costantemente nuove soluzioni in grado di fornire un servizio migliore, a minor costo, consentendo di decongestionare strade e liberare parcheggi, anche grazie alla rivoluzione digitale e all’affermarsi di forme di economia di condivisione. Al precedente approccio, preferiamo immaginare di sostituire un più efficiente ‘Avoid, Shift, Improve‘, mirato ad evitare le emissioni diminuendo il traffico, orientare gli spostamenti verso forme di mobilità dolce e innovare tecnologicamente i veicoli, riducendo i consumi o usando combustibili non fossili“.

Requisiti e competenze del Mobility Manager

Bici in città

Posto che le diverse formulazioni legislative disegnano almeno due ambiti professionali in funzione dei diversi livelli territoriali di impegno – interno all’ente/impresa/scuola o cittadino – i requisiti fondamentali del Mobility Manager sono sostanzialmente quattro più uno:

  1. la capacità di svolgere i propri compiti in interconnessione costante con le numerose realtà che ruotano attorno alla realtà organizzativa e nel contesto dell’area territoriale;
  2. l’abilità di adattarsi, di cambiare idea e di modificare costantemente la propria prospettiva in funzione delle innovazioni tecnologiche, delle condizioni di contorno e delle complessità di contesto;
  3. saper affrontare le dinamiche organizzative con un approccio olistico e multidisciplinare, integrando le necessarie competenze tecniche e scientifiche con altre “umanistiche” in grado di leggere i fenomeni e gli epifenomeni dell’ambiente in cui si è chiamati ad operare, con particolare attenzione alle attitudini, alle consuetudini, agli atteggiamenti, alle preferenze, alle resistenze al cambiamento, alle dinamiche sociali ed a tutte le altri componenti umane dell’organizzazione;
  4. mettere in campo una solida preparazione, possibilmente accompagnata da una robusta esperienza nei settori dei trasporti, della mobilità, dell’intermodalità e della pianificazione di percorsi e flussi di persone.

Più un requisito fondamentale:

  • non lasciarsi abbattere dagli inevitabili ostacoli che si incontreranno.

Quale formazione per diventare Mobility Manager?

Non essendo la mobilità urbana – e meno che mai la mobilità sostenibile – oggetto di una disciplina accademica, questi due decenni non sono stati sufficienti a convincere il MIUR a focalizzare e codificare la figura dell’Esperto di mobilità attraverso idonei corsi di laurea. Pertanto i curriculum dei Mobility Manager nelle esperienze di questi anni hanno mostrato una particolare atipicità.

  • Sicuramente ha fatto scuola il Master in “Gestione della Mobilità Sostenibile” organizzato dal Dipartimento di Statistica dell’Università La Sapienza;
  • Qualificante il Corso di laurea magistrale in “Mobility Engineering” del Politecnico di Milano, in grado di offrire una solida preparazione ingegneristica e metodologica;
  • Stimolante senza dubbio il Corso di laurea triennale in “Design della mobilità sostenibile e dei mezzi di trasporto” organizzato dall’Istituto d’arte applicata e di design (IAAD) di Torino, in collaborazione con l’ISIA di Firenze, che forma figure professionali in grado di sviluppare soluzioni innovative sotto il profilo del design, della progettazione e delle tecnologie di produzione;
  • Lungimirante la pratica di Euromobility, associazione nata già nel 2000 per erogare corsi di mobility management in sintonia con la metodologia europea EPOMM.
SIMTUR - Mobilita dolce e turismo sostenibile

I professionisti attualmente impiegati nel settore della mobilità e dei trasporti sono spesso ingegneri che provengono da una formazione specialistica, meccanica o elettrica – spiega l’ing. Roberto Greco, direttore nazionale di SIMTURcon un elevato livello di anzianità che nel tempo ha consentito di completare e affinare le competenze grazie all’esperienza lavorativa sul campo. Per questo motivo abbiamo ideato percorsi formativi specifici, che consentano ai partecipanti di maturare una visione del settore che consenta di governare da subito le complessità del settore“.

SIMTUR ha attivato corsi per 3 figure professionali distintive:

  1. Esperto di progettazione di percorsi di mobilità dolce;
  2. Ecomobility manager;
  3. Animatore e promotore di circuiti e filiere di mobilità dolce e di itinerari di turismo sostenibile.

Durante la “fase 2” e per i prossimi mesi, SIMTUR ha anche attivato anche dei Corsi brevi di avvicinamento alla professione, 50 ore a distanza, assieme all’Accademia Creativa Turismo di Roma e Milano.


Per informazioni e iscrizioni,
www.simtur.it / simtur.italia@gmail.com / segreteria@simtur.it

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